Pensieri

Alla radice dell’arcobaleno

Cercavo di scoprire la radice dell’arcobaleno, e vagavo arco e faretra tra le argentee nubi di questa misteriosa esistenza.
Ero alla costante ricerca di tesori nascosti nel cuore della gente; cercavo di scorgerli attraverso le mie palpebre, seguendo il battito d’ali angeliche, in un sussurro dal sapore del tempo.
Era il tempo che mi spaventava? Era il tempo che calpestava l’anima della gente?
E cadevo e mi rialzavo, non sapevo dove andavo.
Conoscevo quel grande amore ch’era opera del Signore.
Fede viva io sentivo, in quell’attimo morivo.
Hai paura ragazzo mio di quel tempo o del destino?
Ho paura cara fata io di perdere la mamma e gli affetti del mio animo mentre vago solo solo in questa landa desolata.
Quelle lacrime preziose stan nel cuore della gente, io le ho viste le ho toccate e un sorriso me le ha ricordate.
Poi il male vien da te e ti chiede di andar via, in silenzio e in tristezza tutto questo è un’agonia.
Chiedo aiuto a voi persone, chiedo aiuto al vostro cuore. Non è la rima da vedere, ma è la voce da ascoltare, è la voce di un barbone ch’era triste per amore. Siam sicuri che il barbone sia davvero un cattivone?
Per le strade, adesso è detto, voi vedete alberga il male. Esso indossa il bel vestito della solenne indifferenza.
Visto no? Dov’è rivolto il vostro sguardo? Perché la vostra mano non è più guidata per la retta scia del cuore?
Non ci si ferma più nel cuore della gente. Non ci si ferma più per un saluto sincero, ma solo per interessi dell’egoismo più vero.
Dov’è oggi il vostro cuore, tutti in fretta per vane glorie?
Siamo soli e distrutti nella meraviglia del Creato.
O persone di gran cuore, percorriamo insieme quel sentiero fatato.
L’illusione del moderno ha calpestato il nostro animo. Cosa voi desiderate, ve lo sapete domandare?
Questa vita ha un senso, ed è sol quello dell’amore, è l’amore tra di noi. La famiglia e gli antichi valori. Tutti quanti siamo eroi, tutti quanti siamo noi.

 

 

Carità, coraggio e fantasia

Un respiro altalenante, l’ansia sgorgava nel cuore come onde d’un mare tumultuoso nella perenne caduta primigenia.
Lì, davanti a quel fuoco, volti fieri e audaci, mentre l’ombra della malinconia attanagliava i loro pensieri più segreti.
Era tutto scritto lì, davanti a quel tramonto, nel colore della sera.
In ogni dove furono ricordati, in ogni tempo furono glorificati.
Erano essi i nostri cari: carità, coraggio e fantasia, che a noi furono affidati.


 

Cielo azzurro, ali d’angelo

Quest’oggi creature angeliche hanno steso un velo azzurro e limpido sulle nostre teste.
Noi persone, in perenne ricerca d’una felicità improvvisa e duratura, siamo anche anime confuse e abbiam bisogno, sì, d’una precisa cura.
L’alba e il tramonto sono i pilastri del tempo cui noi prestiam respiro, e d’un niente v’è bisogno se non del pensiero di una cara anima che condivida con noi questo mistero.
Sentiamo spesso quel dolce profumo nell’aria, che ci vola attorno portato dalle ali di un antico vento che sussurra in ogni tempo quel che siamo. Ed è altresì spesso, così difficile, afferrare quell’attimo, quella sensazione fulminea, che mai più tornerà a volare intorno a noi, mentre orme di fantastici gesti si dispongono intorno a noi formando diverse costellazioni, come ghirlande atte a decorare la nostra vita, il nostro amore.


 

Doni di Dio

L’anima e la gloria son due petali uniti nel fiore dell’eternità.
La Grazia e la fantasia son due frutti uniti nell’albero della libertà.
L’umiltà e la carità son due voci unite nel canto dell’amore.
La fede e la speranza son due doni uniti nell’eucatastrofe dell’Evangelium.
Coraggio e virilità son due virtù maschili così come bellezza e delicatezza son femminili.
La nostra Persona è un dono unico di Dio.

 

 

Ieri e il domani

Un giorno vidi quel ch’era ieri e né rancore né malinconia attraversavano la mia via.
Quel che vedevo era la bellezza della semplicità, v’erano sentieri alberati e fiori profumati, v’era carità e solidarietà.
Un giorno vidi quel che sarà il domani; grande fu la tristezza e falsi colori s’avvicendavano nell’orrore d’una perversione funesta.

 

 

Il canto del fuoco

Il vento sferza i rami secchi degli animi inquieti, li ghermisce con far gravoso mentre ulula tra le incolte e solitarie brughiere.
Trovar pace in questo luogo terreno è cosa ardua tu sai, o mio giovane avventuriero.
Uccidi presto il drago e scova il suo tesoro, ma, attento dovrai stare se a casa vorrai tornare, grandi mali esso cela dietro la sua maschera e il gran vello d’oro.
Verrà l’ora in cui il gran dolore perirà; zaffiri e rubini scorreranno in cielo e in terra prima che giunga quell’ora assai degna.
Questo è il canto del fuoco che illumina l’angoscia d’un fato corroso dalla rete di ferro del potere del male.
Questo è il dire temprato sull’arazzo splendente dell’esistenza; sgorghi in te l’azzurra vena del coraggio silente, lì oltre i grandi cancelli della propria sapienza.

 

 

La tua anima e la mia

E siamo qui, la tua anima e la mia, questo io so e tutto ciò, sai, non andrà mai via.
Quando cerco in volo te, vedo l’isola che non c’è, e lì, tra quelle candide nuvole, i tuoi rari e preziosi sguardi verso me.
Vedo ancora le tue lacrime, alla mia alba quotidiana, lì posate su quei petali delicati come il tuo viso, gocce di rugiada di una fata, la dolce fatina, la fanciulla del mio cuore, che batte, al ritmo del tuo respiro, quel respiro, per cui, io, vivo…


 

Lacrime preziose

Tutto quel che c’era, ora non c’è più, me lo dici tu il perché?
Siamo noi, siamo il futuro che non c’è.
E tu guardavi nel vuoto dell’ubiquità mentre quel tempo era unico, solo e soltanto lì, in quel luogo, sì io vi annuncio, proprio lì, perso tra quelle foglie autunnali, e il suo timido sguardo vacillava tra le onde di un mare impervio, mentre l’occidente di fuoco bagnava il suo candore all’orizzonte.
Assaporai quel calore nel vento di ghiaccio, quell’abbraccio che stritolava dolcemente le nostre anime.
Toccai quelle lacrime preziose che solcavano il tuo viso come gocce di rugiada su petali d’un fiore cotanto delicato e profumato.
E il dolore tange le nostre anime, così intensamente ch’io trovo difficile respirare nella mente quella fervida dolcezza strappataci brutalmente via.
Le schiere celesti odono quotidianamente i nostri sussulti, i nostri tormenti. E noi, così, stagliati contro il velo di quest’esistenza, dove eterno permane quel languido dolore, accettiamo tutto il resto con la fede dell’amore.

 

 

L’umiltà e la nobiltà dell’amore

L’amore è umile e nobile; è quella spada d’antiche e pregiate fattezze che perfora il tempo ed ogni luogo, rilucendo come stella ardimentosa nel più profondo d’ogni persona.
L’amore non è presente, né passato né futuro. Non si piega al tempo, esso è un lume sempiterno che risplende nelle nostre anime a mo’ d’aurora boreale.
E non piangere o tu anima grande, per la sua assenza temporanea, giacché sappi, caro dono di Dio, che Lui sorprende sempre, e nel cuore e nella mente.
Che distante o che ansante, l’amore vero è sempre lì, dopo tante avversità, è solo questa la verità.
Ti stupisce questo sì, anima bella e valorosa, ma presto, sai, tutto questo capirai.


 

Maestra umiltà

E con irreprensibile veemenza c’attende quella dorata nave ormeggiata su un mare scarlatto, ché, valoroso è sì il nostro trascorso, se, desta è la di noi coscienza.
Debole è, oltremodo, l’umana persona dopo la sua originale caduta. V’è qui però, in quest’aspra terra, nel ventre addolorato di questa malagevole esistenza, la fiamma più luminosa d’ogni altra.
Il suo calore si espande, silenzioso e sicuro, oltre gli imposti limiti del nostro cuore.
E’ lei, sì di certo, la luce più bella che s’accende in ogni animo che conserva di Dio gli antichi ed eterni valori.
E’ lei, presto detto, quella cura cotanto desiderata, e altrettanto, nel moderno, vilmente abbandonata.
Meravigliosa fanciulla dalla bianca veste, dolcezza in viso e principessa dalla candida pelle.
Splendente e nobile creatura sorretta da ali angeliche, con gran coraggio e lealtà, è sì proprio lei, è sì ordunque, maestra umiltà.

 

 

Notte di ghiaccio e cuore caldo

In questa notte di ghiaccio e vento funesto io dono a voi mie care fanciulle e mie prodi cavalieri, un grande fiore azzurro i cui petali ammantati di stelle ci ricordano la delicatezza della nostre vite, e il cui profumo si espande così soave e prende forma, sì diversa, quanto quel che il vostro animo desidera e aspetta.
Fate dono della fantasia, in questo mondo che ormai non sa più cosa essa sia, e ricordatevi d’un glorioso passato pregno di valori da cui trarre un sontuoso conforto.
Una dolce e liete serata a voi tutti, forti nel cuore, saldi nell’animo.
E nel mentre infuria la tempesta di ghiaccio, i vostri cuori io son sicuro si scaldino al sol pensiero delle persone ivi contenute.
Fate dono dell’amore, abbiate cura di chi amate, e tutto questo con onore.

 

 

Ogni attimo di vita è come un precipizio

Ogni attimo di vita è come un precipizio; resta a noi, solo a noi, la forza di rimanere aggrappati sul ciglio sdrucciolevole di un’esistenza alquanto delicata, e il coraggio e la volontà di rialzarci combattendo come umili e valorosi guerrieri al cospetto d’ogni male che imperversa il nostro animo, le nostre vie già di per sé impervie all’inverosimile.
Ogni attimo di vita è così prezioso che null’altro v’è di così importante che cercare di viverlo intensamente, evitando ch’esso cada nel terreno della rinuncia e nel vuoto irrecuperabile dell’oblio.
Siamo i creatori delle nostre situazioni di vita, e benché possa esserci tanta gente che concorre a buttar giù, facilmente, vari mattoncini che noi e solo noi aggiungiamo al resto delle nostre opere con tanti sacrifici, null’altro v’è di più valoroso che raccogliere quei mattoncini caduti, quelle piccole essenzialità che il vento del male ci porta via, e riporli, finalmente, secondo le intenzioni del nostro cuore.

 

 

La perla della semplicità

Sovente il nostro animo è attanagliato dalla morsa del tempo.
Passato glorioso e futuro gravoso non danno adito a quel sottile e delicato presente che agilmente, e ancor più, sovente, ci sfugge e ci sorprende.
Triste ma sincera compagna è la nostalgia che rimembra a noi l’infanzia, quel fantastico inizio del grande percorso della nostra esistenza, dove troviamo i maestosi pilastri che sosterranno la dinamica e unica architettura della nostra vita.
Nobile fondamento d’ogni cosa, e d’ogni arte e della bellezza e della fantasia, è la semplicità, rarissima perla splendente nell’oscuro baratro d’una modernità secolarizzatrice, spoglia, ormai, d’ogni valore.

 

 

 

Speranza al tramonto

Al tramonto, tra nubi rosa e volti celestiali che arrossiscono allo splendore creato da Dio, v’è, al cospetto delle nostre coscienze, il gran mistero della nostra caduta, e, proprio in quel momento, in cui decade la luce materiale, le nostre anime sono in grado d’osservare, attraverso il delicato velo del mistero, quel grandioso significato che ci abbraccia immensamente e ci segue nell’incanto dei nostri sacrifici, che, si dispongono ordinati lungo il viale della quieta e finale dipartita.

 

 

 

Il vento della nostra coscienza

Tra le due porte dell’alba e del tramonto scorrevano argentee nubi rigonfie dei nostri sguardi.
Erano i nostri pensieri che scorrevano tra quelle nubi, erano le nostre anime che volavano lassù prima ancora che i nostri occhi. Esse ondeggiavano sicure come fili d’erba nella notte, danzanti nel vento del destino.
V’erano draghi nella fiamma dei nostri cuori. V’erano spade nei timori solerti d’un mondo sconosciuto, d’una magica prudenza, d’un coraggio e d’una lealtà ormai persa.
Nel lume delle stelle, con il freddo assai tagliente, v’eran certo, oltre ogni modo, grandi storie e ricordi tanto ardenti come quell’eterno focolare che in ogni casa della grande sì regnava.
Tanto grande era quella confortevole volontà, e man grande si prestava a costruire quell’autentica realtà.
La nostra vita era degna della più grandiosa fantasia; tutto quello che ci mancava in gran dolore era pure vero, soltanto, ironia.
Dentro ogni persona v’è, sapete orbene, il respiro di un mistero reale e travolgente.
Resta a noi, vivendo attraverso il vento della nostra coscienza, scoprire quell’amore immenso che veleggia, tra una quercia e un frassino primordiale, giungendo al ricordo di quel che verrà.

 

 

 

 

Amico tempo

Campanellini argentati tintinnavano tra dorate luci velate da una nebbia fluttuante a mezz’aria.
Fu proprio quando, insieme, scorgemmo l’impensabile regalità del tempo, che il colorato arco della vita acquisì le sembianze di un saggio amico anziché d’una terrificante entità da cui inutilmente si fuggiva.
Ogni istante di vita, ogni singolo momento, racchiude in sé quel tintinnio, che, di densi significati e di preziosi ricordi, decora le ghirlande della nostra terrena esistenza.
Quel saggio amico temporale è, non lassù ma sol quaggiù, presente, perché si possa ben capire il dono della vita.
Di cattiva fama è spesso disegnato il tempo, ma è l’azione dei nostri animi – ogni piccolo campanellino che suona proprio allora – a far sì che la giusta e irripetibile melodia s’innalzi in tutti i ricordi.
E’ sol qui che vive il fatto terreno del tempo, e le persone, viene or detto, posson sempre, in ogni attimo, brillare di quella luce eterna e unica, attraverso la via dell’umiltà e della semplicità.

 

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